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Visto da Est - Giochi... Preziosi
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Non c'era, Sinisa Mihajlovic, nel 2009 e come lui non c'erano neppure gli attuali componenti della rosa granata. All'epoca dei fatti, poco più che adolescenti. Per loro sarebbe una partita di fine stagione come tante altre, non fosse per la necessità di rimediare all'inconsistente prestazione fornita con il Napoli.

Lo scrivano si permette, però, di consigliare al tecnico di non svilire la questione alla mera “interrogazione di recupero”, perché è anche su questo genere di cose (partite) e non solo sul derby (pur nella sua veste di partita dell'anno) che si sviluppa il, tanto decantato, senso di appartenenza. Elemento fondante nella costruzione di un gruppo vincente, e che permette di evitare figure in stile Toro Napoli 0-5. Escludendo i vertici societari, l'unico vero reduce di quel match, è l'attuale tecnico del Grifone, Juric.

Il quale, nel tentativo di gettare acqua sul fuoco di un incontro, che potrebbe trasformarsi in pietra tombale sulle residue speranze di mantenimento della categoria, da parte di un gruppo che, sino a due mesi fa neppure ne prendeva in considerazione l'ipotesi, va ripetendo come un mantra che “loro”, giocarono alla morte perché spinti dalla convinzione di poter centrare un posto in zona Champions. Verità un tantino forzata. Visto che i rossoblu si presentarono a Torino distanziati di ben cinque lunghezze da un avversario (la Fiorentina) che vantava il vantaggio negli scontri diretti, a cui quindi bastava un punto (su due gare), peraltro giunto proprio quella domenica, per la certezza matematica.

Chi, come nel mio caso, era allo stadio quella domenica, faticò moltissimo a comprendere tutta questa smania di “sportività “ da parte di chi nelle quattro partite precedenti, non altrettanta ne aveva espressa. Perdendo con il Bologna, praticamente senza lottare (tre punti senza i quali i Felsinei non avrebbero sopravanzato il Torino) e impattando in altri due incontri, tra cui il Chievo (altra compagine in bilico) in casa.

Ancor meno comprensibile, fu l'irridente esultanza di alcuni giocatori in faccia alla panchina granata, al gol decisivo di Milito, e che scatenò il putiferio in campo e, unito ai cori di scherno per l'esonero di Novellino dell'andata, fecero praticamente saltare un gemellaggio di lunga data.

Si disse che a Preziosi non fosse andato giù il mancato accordo per la comproprietà di Gasbarroni.

Questo assieme ad altri episodi poco limpidi, quali il tentativo di comprare una partita, messo in atto da Preziosi (ancora lui! Serie B 2004/05) proprio allo scopo di sopravanzare il Torino nella corsa promozione (tentando pure di infangare la società granata per difendersi) o il premio a vincere promesso dallo stesso presidente ligure per ”vendicarsi” della rimonta targata Cerci/Immobile, chiariscono i perché di una rivalità acuitasi negli ultimi anni. Certe rivincite le aspetti, a volte, per tutta una vita. Amsterdam, ad esempio non è più tornata. Questa il destino ce l'ha già offerta due volte. Perché sciuparla ancora?

FORZA TORO!

 
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