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Il match interno di ieri, vinto, contro il Chievo per due a zero è stato anche teatro di ritorni all'Olimpico di Torino. Tra i gialloblù infatti militavano Eugenio Corini, Cofie, Sergio Pellissier e ultimi solo per scelta narrativa: Stefano Sorrentino e David Di Michele. Il romanticismo è un fattore che anima da sempre e in maniera innata le persone e il calcio, diciamo le tifoserie, sono in possesso di questo valore, ostentato per ruolo appena possibile. Nulla da dire. Già nel riscaldamento il portiere gialloblù è stato accolto da applausi da parte della Maratona in fase di riempimento, poi il vero tributo al momento dell'ingresso delle squadre in campo dopo l'intervallo.

 

Silenzio assordante. Con queste poche parole Rolando Bianchi, un calciatore che ha siglato settantadue reti in maglia granata spiega il suo stato d'animo in merito alla sua situazione contrattuale. Riepilogando. Anni fa il numero nove bergamasco e il Torino decidono di convolare a nozze, il termine del rapporto porta la data di giugno 2013, insomma 'cara ti amo tanto ma decidiamo poi nel 2013 che fare, magari mi tradirai con cento uomini, chi lo sa'. Nei panni del marito troviamo il Toro geloso e possessivo nei panni della moglie appetita e affascinante invece Rolando Bianchi. La piega di questa vicenda infatti inizia a diventare come un matrimonio che giunge al termine senza un reale perché, solo perché il mondo è pieno di opportunità, e in fondo perché precludersi altre gioie? E' ovvio che romanticamente parlando vedere Bianchi chiudere la sua carriera a Torino sarebbe bellissimo.

 

Devo ammettere che sono tra quelli che non prega la notte sperando che Urbano Cairo ceda la società a chissà chi, certo se in un blitz cede il pacchetto Toro a uno sceicco non starei a rimpiangerlo, ma insomma sono di quelli che più che temere gli errori e il disinteresse, piuttosto che le braccine corte, del nostro attuale Presidente, ha paura di un imprenditore in cerca di notorietà che acquisti il Toro e lo abbandoni nel baratro e lo faccia ripartire dai dilettanti, insomma tra la spola A e B e i dilettanti preferisco la prima ipotesi, sapendo che almeno la gestione economica, per quanto non tra le più brillanti, consenta al Toro di restare nel calcio che conta e non nelle aule della giustizia in cerca di fidejussioni. Sono d'accordo con tutti che sia una condizione non egregia, che un Campedelli sarebbe meglio, ovvio che i Pozzo sarebbero il sogno erotico per eccellenza, ma trovare gente serie, fortunata, illuminata e competente a questo mondo, il tutto in una sola persona, sia impresa praticamente impossibile.

 
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A me pare tutto estremamente logico e giusto, Gillet è andato a togliere ragnatele e goal fatti praticamente da inizio campionato, la cosa raramente ha portato punti, se non in alcune occasioni a inizio campionato, e avrà pensato di allinearsi al periodo di mediocrità generale. Darmian punta l'avversario, perde la palla e viene saltato in velocità, Glik lasciamo stare, Ogbonna fa i balletti e finisce uccellato tanto quanto i colleghi meno puliti di lui, D'Ambrosio corre come un treno e mi pare giusto ridare proprio ora una opportunità a Masiello.

 

E cosa ci vuoi fare se Glik gli parte l'embolo e deve ringhiare con eccesso? Nulla. Poi in dieci contro undici i maledetti gobbi sono stati più forti e basta, non si poteva contenere una squadra come quella bianconera. Io voglio dirlo senza se e senza ma: la sanzione ai danni del polacco è sacrosanta, per me è rosso tutta la vita, per tre vite. Questo è il motivo per cui la Juve dovrebbe finire tutte le partite in 9 per gli interventi di Chiellini e altri carnieri della risma di un Glik qualsiasi, ma non stiamo qua a dire queste cose, che alimentano solo il lato vittimistico della situazione, che tanto bastava solo non farlo quel fallo e probabilmente staremmo a discutere di ben altra gara.

 

Regola uno: se ne avete la possibilità andate lontano da Torino, lontano dalle chiacchiere del capoluogo e dei suoi tifosi, praticamente o granata o gobbi malefici. Restare significa sorbirsi una settimana di prese in giro, provocazioni, fioretti in caso di vittoria nella stracittadina e ricordi paleolitici di pallonetti da centrocampo di Pupi, ho detto Pupi. Se non seguirete questa prima basilare regola la vostra settimana sarà un vero tormento, con crescente dolore intestino.

 

Ormai è una questione di onore, Rino Foschi aveva promesso di andare a fare il bagnino nel caso in cui la squadra in cui aveva lavorato lo scorso anno, il Padova, non fosse riuscita a salire in Serie A. La squadra veneta, nonostante le controversie giudiziare sull'impianto di illuminazione durante il girone d'andata con piccolo favoritismo da parte della giustizia sportiva, il goal dei patavini arrivo' in condizioni di semioscurità, non ha raggiunto quanto prefisso dal suo direttore sportivo, proprio lui: il famigerato Foschi.

 
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